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Il sorriso di Chiarino Cimurri

Degno erede di Giannetto, Chiarino Cimurri è stato ed è ancor oggi un messaggio, un simbolo per lo sport e la sua amata città, testimonianza di una vita vissuta in mezzo alla gente che amava e che, avventura dopo avventura, aveva imparato ad amarlo. Perché in Chiarino c’era l’essenza stessa dello sport, quello sport vero e pulito che va sempre più scomparendo.

 “Dacci una mano” era il suo motto, che faceva trasparire la capacità di farti sentire sempre partecipe del suo progetto. Per lo sport reggiano Chiarino aveva dato l’anima, diventando per basket e calcio una sorta di salvatore della patria. Eppure, sino al 1995, Chiarino Cimurri era stato l’uomo del tennis.

Prima come responsabile del Settore tecnico maschile e accompagnatore della squadra di Coppa Davis, poi come Consigliere Nazionale della Federazione Italiana. Ruoli e sfide come sempre di primo piano, vissute fianco a fianco con i vari Nargiso, Camporese, Furlan, Pescosolido, Gaudenzi, con Adriano Panatta capitano azzurro. Gente che ci ha fatto sognare alla Tv, emozioni che Chiarino ha vissuto da vicino, spesso incapace di rimanere costretto nel ruolo ufficiale.

Fino a quel momento erano state poche le apparizioni nel basket, grazie al suo amico Piero Montecchi che lo invitava alle partite con lui che era solito vestire i panni di tifoso della Pallacanestro Reggiana. Ma nessuno avrebbe mai pensato che quella sarebbe diventata ben presto una delle sue grandi passioni. E dire che il suo ingresso aveva coinciso col momento più buio della società reggiana. Per due stagioni Chiarino visse l’avventura quasi defilato, poi quando la squadra salì in serie A1 assunse la carica di vice presidente. Ben presto divenne l’anima di una società che visse tutta la stagione sul filo di lana, ma che faceva vedere di avere qualcosa dentro. Quel qualcosa scattò nei playoff, dove Reggio eliminò le grandi Milano e Treviso arrivando fino alla semifinale scudetto. Con il basket era scoccata definitivamente la scintilla, che lo spinse a prendersi via via più responsabilità sino alla stagione 1999-2000, quando assunse la carica di presidente. Annata disgraziata, vista la retrocessione, ma l’anno dopo Chiarino ripartì alla carica per risalire subito in A1, prima della beffa in finale contro Livorno all’ultimo secondo. Uscito dalla Pallacanestro Reggiana nel giugno del 2001 divenne subito Presidente della Legadue, una creatura nata dalla separazione della vecchia Lega Basket, da lanciare come prodotto nuovo. E Chiarino lo fece alla sua maniera, con il solito grande entusiasmo, accettando rischi e scommesse. Come quella di trasmettere il basket alla domenica alle 12. Una scelta coraggiosa, ma che alla fine pagò in termini di ascolti tanto che viene riproposta ancora oggi. Perché lui era sempre così: pronto alle sfide.
Un anno di presidenza di Legadue, poi la chiamata della Reggiana Calcio.Puntuale, Chiarino accettò quando il primo cittadino gli chiese di correre in aiuto della Reggiana. Il suo spessore di dirigente sportivo fu subito messo a dura prova nel luglio 2002, quando la Reggiana stava per sparire dalla faccia del calcio. Cimurri chiamò a raccolta gli amici, come aveva fatto a suo tempo per salvare il basket, e col consueto ottimismo riuscì a compiere il miracolo, ridando slancio a una società sul punto del tracollo.

Gioia da Coppa Davis

Ben diversa è la storia che nel 2003 ha portato alla nascita della Tricolore Reggiana, società tenuta a battesimo proprio da Chiarino, e del Torneo di calcio giovanile “Città di Reggio – Trofeo Cimurri”, che per 5 anni ha ricordato la sua figura. Sempre a suo nome è stato intitolato il centro sportivo “Rosta Nuova” nel cuore della città, il 14 giugno 2008. Storie semplici ma allo stesso tempo speciali, iniziative rivolte ai giovani con uno sguardo al futuro, proprio come sarebbe piaciuto a Chiarino.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]